Piccola storia della pittura in Veneto – II Guariento e l’arte elegante

arpo3Poco si sa dell’origine di Guariento d’Arpo, pochissime sono le informazioni che circondano questo nome a volte difficile da ricordare. Arpo era il patronimico, il nome del padre, che si accompagna ad una probabile nascita a Piove di Sacco o nelle immediate vicinanze intorno al 1310.

Non si sa esattamente quando arrivò a Padova e quali studi compì in una città in cui, dal punto di vista pittorico, il gusto imperante era quello dei giotteschi, che molto spesso non facevano altro che riproporre in modo pedissequo le forme del grande maestro fiorentino.

D’altra parte, quegli anni venti del Quattordicesimo secolo erano particolarmente difficili per Padova: Cangrande della Scala, signore di Verona, era un nemico assiduo quanto pericoloso, e aveva spinto i maggiorenti del Comune ad affidarsi ai Carraresi perchè guidassero la città superando le divisioni interne che ormai apparivano insuperabili. Tuttavia fu solo il terzo dei Carraresi, Marsilio, e ancor più con il suo erede Ubertino, salito al potere nel 1338, che la dinastia riuscì ad avere un potere effettivo sulla città.

Torre-Orologio-Piazza-Signori-Padova-Foto-101Fu proprio Ubertino a iniziare la costruzione della grande “reggia” carrarese, il cui segno caratteristico divenne ben presto il grande orologio astrologico di Giovanni Dondi, installato sulla torre principale, che ancora domina la Piazza dei Signori. E’ proprio nella grande reggia che Guariento fa il suo debutto come “pittore di corte” affrescando diverse sale dell’immenso edificio, che fu in gran parte abbattuto nel Cinquecento. La pittura di Guariento si distingue per i temi trattati, adatti ad una corte ricca e colta come quella carrarese. Sua, ad esempio, era la prima decorazione della Sala dei Giganti, una raccolta di ritratti dei grandi spiriti dell’umanità, sia antichi che contemporanei, in una vera e propria anticipazione visiva del concetto più pieno di Rinascimento.

21_sala_adunanze_(cappella)Quel che rimane dell’opera di Guariento all’interno della Reggia è la decorazione della Cappella, rimasta frammentaria, ma visibile all’interno dell’attuale Accademia Galileiana. Il programma iconografico era ricco e complesso, con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento che si univano a formare un tutt’uno che unisse la storia della salvezza dell’umanità alla storia carrarese. Nella cupola poi erano collocate le tavole con le rappresentazioni delle nove gerarchie angeliche, che costituiscono la più famosa opera di Gueriento e ci mostrano il lavoro di un pittore colto e pieno di inventiva, che non si limita a riproporre pedissequamente le vecchie iconografie (che troviamo ad esempio nel Battistero di San Marco a Venezia), ma le arricchisce e completa per caratterizzare accuratamente i diversi ordini angelici.

Guariento 1985Guariento è un pittore colto e raffinato, rappresenta al meglio una città nota per la sua università e per gli studi sia umanistici che scientifici, la sua lingua è quella ormai internazionale del gotico cortese, che si diffonde in tutta europa, con i suoi ori e le sue figure eleganti, che sembrano sempre declamare le raffinate liriche di Petrarca, che fu “collega” di Guariento alla corte carrarese.

E’ una lingua che il pittore utilizza anche nell’abside della chiesa degli Eremitani, dove dipinse le storie di sant’Agostino e dei santi Filippo e Giacomo, accompagnate da colte e misteriose raffigurazioni dei pianeti del sistema solare.

Altrettanto raffinato è il lavoro che compì a Venezia, dove fu chiamato nel 1365 dal Doge Marco Corner per dipingere un’ Incoronazione della Vergine  per la sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. L’affresco costituiva la celebrazione massima del potere veneziano, si trovava alle spalle del Doge quando questi sedeva in consiglio con l’intera nobiltà e rappresentava, nella simbologia veneziana, la massima onorificenza per la città lagunare, che si rispecchiava nella Vergine Maria ascesa al cielo  e onorata dal consesso celeste. L’affresco di Guariento fu semi distrutto da un incendio alla fine del Cinquecento e sostituito dall’immensa tela con lo stesso soggetto dipinta da Tintoretto, a testimonianza dell’importanza di quel soggetto in quel luogo, che a sua volta ci ricorda la grandezza della fama raggiunta dall’elegante Guariento.

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Ciò che resta del Paradiso di Guariento in Palazzo Ducale

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8 chiese per Venezia

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Cima da Conegliano, incredulità di Tommaso con il vescovo Magno, Gallerie dell’Accademia (1492)

Vuole la leggenda che Magno, vescovo di Oderzo, fuggisse dalla città in seguito all’invasione longobarda nel 638 dopo Cristo per fondare una nuova città sicura nella laguna a cui diede nome Eraclea e in cui trasferì la sede del suo vescovado. Così facendo, si trovò ad evangelizzare anche gli abitati corrispondenti all’attuale perimetro urbano di Venezia.

Il vescovo visitò le diverse comunità, che pare avessero già una loro guida spirituale: la leggenda vuole che la fondazione di Venezia coincida con la consacrazione della chiesa di San Giacometto a Rialto il 25 marzo del  421 dopo Cristo. Nel suo viaggio fra le isole della laguna, Magno ebbe otto visioni di santi in luoghi particolari che lo spinsero a gettare le fondamenta di altrettante chiese, che divennero così il nucleo di una nuova “città santa”.

Molte di queste chiese si trovano nell’area che sarà il cuore della città:  San Salvador, Santa Maria Formosa, San Giovanni in Bragora, San Zaccaria, Santi Apostoli e Santa Giustina (l’unica delle fondazioni di Magno a non essere più una chiesa aperta al culto, è attualmente sede del liceo scientifico Benedetti). Queste sei chiese sorgono tutte intorno al nucleo centrale Rialto – San Marco, che diventerà lentamente il cuore della Venezia medievale, con il trasferimento del corpo di San Marco e la fondazione della basilica nel IX secolo e successivamente con il grande restyiling urbanistico operato dal doge Pietro Ziani (1205 – 1229), che segnò il proprio ruolo di nuovo fondatore di Venezia (entrò significativamente in carica dopo la Crociata del 1204) proprio traslando il corpo di Magno da Eraclea alla chiesa di San Geremia (il corpo tornò ad Eraclea nel XX secolo).

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La facciata di San Giovanni in Bragora. La chiesa sorgeva in terreno paludoso (Bragora)

 

In posizione eccentrica, invece, il vescovo fondò la chiesa dell’Anzolo Raffaele e quella che sarebbe stata la prima sede vescovile e patriarcale di Venezia, San Pietro di Castello.

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San Pietro di Castello

 

Questa situazione ci dà un’idea della Venezia delle origini, raccolta intorno al sicuro “Rivus Altus”, ma già propensa ad un’espansione in tutta l’area che vedrà nascere la città medievale e moderna.

Significativa è anche l’intitolazione di una delle chiese a Santa Giustina, che era la titolare di quella che nel periodo tardo antico era la più importante e prestigiosa chiesa di Padova, città che nel 601 era stata, vogliono le cronache, completamente rasa al suolo dai Longobardi di Agilulfo. Questo dato ci mostra come fosse importante, allora, segnare un legame di discendenza diretta fra Padova e Venezia.

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L’ex-chiesa di Santa Giustina a Venezia

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Il sacello di Opilione, ciò che resta della prima Basilica di Santa Giustina a Padova

 

La leggenda di Antenore

Quale sia l’etimologia e il significato preciso del nome “Veneti” non si sa con precisione, si sa solo che essi diedero il loro nome ad una regione, che tuttora lo porta, ma ovviamente la definizione di “abitanti del Veneto” è poco più che una tautologia. La leggenda, formatasi nel corso dei secoli, racconta che essi fossero da identificare negli Eneti, un popolo che combattè nella guerra di Troia al fianco della città asiatica. A fine guerra, quando l’unica speranza di salvezza sembrava costituita da Antenore, il fratello del re troiano, gli Eneti che avevano perso il loro re durante la guerra lo seguirono nella sua ricerca di una nuova terra sicura.

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Enea e Anchise, come Antenore, fuggirono da Troia in fiamme

Le origini di questa leggenda si perdono nella notte dei tempi, ma è molto probabile che già nel VII – VI secolo fosse parte del sentire comune degli abitanti di Padova e molti storici pensano ormai che essa sia un modo di ricordare i contatti che già in tempi molto antichi (durante l’età del bronzo, intorno al 1300 a. C.) coinvolsero gli abitanti dell’alto Adriatico con i popoli insediati in Grecia e nell’Asia Minore.

Tomba_antenoreLa tomba di Antenore, che si trova di fronte alla prefettura di Padova è un elemento di paesaggio ben conosciuto dai padovani e dai visitatori, ma pochi sanno che essa fu preceduta in età romana da un altro monumento, un vero e proprio tempio dedicato al principe troiano, che avrebbe dovuto cementare, durante l’età di Augusto, il legame tra Padova e Roma. Quando il Comune divenne una realtà potente nell’Italia Settentrionale nel XII secolo dopo Cristo, i suoi intellettuali stabilirono questo nuovo simbolo di unità per la città.

Le chiese di Venezia: un corso per scoprirle e conoscerle meglio

Basilica di San Marco1Una delle cose che colpisce maggiormente chi arriva a Venezia è l’altissimo numero di chiese presenti. Ogni luogo di Venezia è caratterizzato da una chiesa piccola o grande che sia. I più importanti artisti presenti in laguna lasciarono traccia della propria opera in queste veri e propri scrigni d’arte.

Il corso si propone di analizzare la storia, l’architettura e le varie opere d’arte contenute all’interno delle più importanti chiese della città. Verranno trattate non solamente le chiese più famose ma anche quelle che spesso erroneamente vengono definite minori, piccoli gioielli che offrono al vistatore attento importantissimi manufatti artistici.

Le lezioni si terranno presso il Sottopasso della Stua a Padova a partire da martedì 3 marzo per sei martedì. Orario del corso ore 21. Il corso si articolerà in sei incontri di due ore ciascuno.

Il corso sarà tenuto dal Dott. Tommaso Formenton già docente dei corsi di Storia di Venezia che da anni studia la storia e l’arte lagunare

Contributo di partecipazione € 70

PeBasilica della Salute esternor informazioni e iscrizioni:

Tel: 3398380328

E-Mail: info@villeggiare.org

Piccola storia della pittura in Veneto: Giotto

giottoScrovegni“Credette Cimabue ne la pittura/ tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,/si che la fama di colui è scura. ” (Dante, Purgatorio, XI, 94-96)

Se consideriamo Giotto il capostipite della pittura “moderna” dobbiamo considerare al tempo stesso particolarmente importante l’esperienza padovana del pittore come il punto fondamentale di svolta della sua carriera.

Giotto si afferma nel mondo della pittura intorno al 1290 quando partecipa alla grande impresa collettiva della sua epoca: la decorazione della grande basilica francescana di Assisi. Completata intorno al 1250, la chiesa di San Francesco è una sorta di simbolo dei tempi che cambiano, con la sua costruzione viene anche inaugurato un nuovo stile architettonico, che prende il nome dagli ordini mendicanti, nati nella prima metà del Tredicesimo secolo al seguito di personalità carismatiche come Francesco e Domenico. Si tratta di un nuovo tipo di chiese, adatte ad accogliere un gran numero di fedeli, che devono tutti essere in grado di ascoltare i sermoni dei predicatori, ma al tempo stesso devono essere circondati da immagini edificanti che facciano da eco a quelle parole.

Assisi bas sup_001_FotoCiolLa basilica di Assisi è il simbolo più evidente di una chiesa che vuole rinnovarsi e aprirsi a strati sempre più ampi di popolazione, ed è la stessa Curia papale a mettersi in gioco allestendo una vera e propria “squadra” con i migliori artisti del tempo per la decorazione della basilica assisiate. Vengono dunque ingaggiati i migliori pittori romani del tempo, Jacopo Torriani, Filippo Rusuti e soprattutto Pietro Cavallini, singolare maestro capace di eccellere sia nella realizzazione di mosaici che nell’affresco.

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Pietro Cavallini, Giudizio Universale, Roma, Santa Cecilia.

Giotto e il suo maestro Cimabue, fiorentini che si trovavano a Roma proprio per aggiornarsi confrontandosi con questi maestri vengono anche loro convocati al cantiere. A questi artisti si unisce molto probabilmente anche il poliedrico Arnolfo di Cambio, vero genio artistico capace di eccellere sia nell’architettura che nella scultura che nella pittura.

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Arnolfo di Cambio e Nicola Pisano. Perugia, Fontana Maggiore

Se quello di Assisi fu un lavoro di equipe a cui Giotto partecipò di fatto come apprendista che imparava una nuova “maniera” pittorica (per dirla alla Vasari), fu a Padova che l’artista diede per la prima volta prova di aver superato tutti i maestri che lo avevano preceduto, dando così modo a Dante di celebrarlo come il migliore fra i pittori viventi.

Giotto giunse a Padova ancora una volta dietro invito dell’ordine francescano, che lo convocò per decorare alcuni ambienti all’interno della Basilica di Sant’Antonio. Di questo lavoro purtroppo rimangono pochi frammenti, ma è la commissione successiva a rimanere nella storia. Si dice che Enrico Scrovegni volesse costruire una cappella dedicata alla Vergine come espiazione per i peccati del padre Reginaldo, noto usuraio. Definizione difficile. Difficile definire il concetto di “usura” in una società in cui stanno comparendo i primi banchieri che noi definiremmo “privati”. Così come per noi è difficile comprendere i meccanismi che costituivano le basi della società medievale.

imagesEnrico Scrovegni era sicuramente un uomo colto, aggiornato sulle ultime novità in campo artistico e teologico, tanto che oltre a Giotto, convoca a lavorare per lui anche il più grande scultore del tempo, Giovanni Pisano (nella foto, qui di fianco).

chris20Il lavoro di Giotto è una fusione di realismo, come si evince soprattutto dalle scene di compianto del Cristo, in cui gli angeli mostrano l’intera gamma delle espressioni di dolore, così come umanissimo è il dolore delle madri che piangono la morte dei figli nella strage degli innocenti.

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Strage degli innocenti, per la prima volta nella storia dell’arte, compare una lacrima…

O tenerissimo è il bacio fra i due anziani innamorati, Anna e Gioacchino, i genitori di Maria, che si incontrano dopo essere stati lontani per mesi.

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Così come umanissima è la resa della nascita di Maria, in cui vediamo descritti con precisione assoluta i primi momenti di vita della neonata, a cui la levatrice schiaccia il naso per aiutarla a respirare.

Questa nascita umana è contrapposta alla natività di Cristo, che dimostra subito la sua eccezionalità in quanto Giotto lo rappresenta subito come attento alla realtà circostante, in un modo che non ha nulla di umano, ma è segno di perfezione ultraterrena.

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Nascita di Maria, particolare

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Natività di Gesù, particolare

Per saperne di più su questi e altri particolari, Villeggiare sta organizzando una visita guidata alla Cappella degli Scrovegni per il 16 maggio 2015. Per maggiori informazioni contattateci a: info@villeggiare.org

L’Abbazia di Praglia

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Uscendo da Padova in direzione sud-ovest verso i Colli Euganei ,dopo poco più di dieci km, in località Teolo si incontra l’imponente mole dell’Abbazia di Praglia.

L’abbazia, ancora immersa nel verde delle svariate coltivazioni curate dai monaci benedettini ha ormai una storia lunga quasi un millennio. Pare infatti sia stata fondata intorno al 1080, in un momento storico in cui, cessate le incursioni degli Ungari e rafforzato il potere delle famiglie nobili circostanti, il territorio padovano cominciava finalmente a uscire dalla lunga crisi che lo aveva investito con la distruzione della città capoluogo ad opera dei Longobardi nel 601 d. C.

E’ intorno all’anno 1000 che i monaci benedettini si stanziano a Padova, dapprima nella grande area di Santa Giustina, che allora era al di fuori delle mura cittadine, poi nel territorio, dove stabiliscono numerose “corti”, ad esempio a Correzzola e Candiana e poi lungo il corso dell’Adige. Le corti sono delle enormi aziende agricole, destinate a bonificare un territorio che secoli di incuria avevano reso spesso incolto, un vero e proprio coacervo di paludi e boschi non coltivabili. Il ruolo dei monaci benedettini, caratterizzati dalla loro regola “ora et labora”, prega e fatica, diventano grandi organizzatori e trasformano lentamente queste zone improduttive in terreni arativi e frutteti e intorno ai loro monasteri si sviluppano e ingrandiscono sempre di più nuove comunità rurali che diventeranno i paesi che ancora abitiamo oggi.

1239738_443340819119216_824714906_nNaturalmente questa grande attività di imprenditorialità agricola portava anche potere e grande liquidità nelle casse dei monaci, che poterono così finanziare a Praglia (nome che pare ricordi i grandi prati dei monaci) una delle più belle biblioteche dell’Italia settentrionale, il cui soffitto ha la caratteristica forma ottagonale che ricorda come sia necessario lavorare incessantemente per 6 giorni, dedicare il settimo al riposo e infine “resuscitare” l’ottavo per ricominciare un nuovo compito.

??????????Stupendo è poi il grande chiostro pensile, che si trova come sospeso al primo piano del complesso abbaziale e costituisce il luogo di meditazione principale per i monaci, esso fu concepito e realizzato dalla grande bottega di scultori/architetti veneziani dei Lombardo fra Quattro e Cinquecento.

 

 

Anche la grande chiesa abbaziale, dedicata alla Vergine, è stata progettata dai Lombardo nello stesso periodo ed è stata poi completata da Andrea Moroni, Essa conserva nell’abside una splendida e potente Resurrezione, affresco opera  del più grande pittore manierista padovano Domenico Campagnola.

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A tutt’oggi la grande abbazia continua a produrre libri miniati (è sede di un importantissimo centro di restauro) e ad offrire ai suoi visitatori prodotti di erboristeria con quanto viene coltivato dai monaci che ancora seguono l’antica regola di san Benedetto.

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Storia di Venezia a Mirano

DoCanaletto_Return_of_the_Bucentoro_to_the_Molo_on_Ascension_Day,_1732._Royal_Collection._Windsor.po il positivo riscontro della prima edizione l’associazione Villeggiare ripropone in versione autunnale il corso  sulla Storia di Venezia.

Un’occasione per scoprire la storia di una città misteriosa e intrigante che ha contribuito a plasmare in maniera decisiva i costumi e le tradizioni di un intero popolo.

Le lezioni si terranno presso il Villaggio Solidale di Mirano con sede in via Miranese 13 a partire da venerdì 21 novembre per cinque venerdì. Orario del corso ore 21. Il corso si articolerà in quattro incontri da due ore ciascuno in cui verranno trattati i seguenti temi.

  • La fondazione della città
  • Venezia nell’Alto Medioevo,
  • La svolta oligarchica e il predominio sul Mediterraneo
  • L’espansione in terraferma e la minaccia ottomana
  • Lo splendore artistico del XVI secolo
  • Le guerre con i Turchi e la progressiva perdita dei domini oltremare
  • La lenta decadenza del Settecento
  • Dalla conquista napoleonica ai giorni nostri

Il corso sarà tenuto dal dott. Tommaso Formenton, laureato in Storia a Ca’Foscari, che da anni studia la storia della città lagunare

Verrà trattata in maniera diacronica la storia della città lagunare; le lezioni affronteranno non solamente la storia in senso stretto, ma anche l’arte i costumi che hanno reso Venezia una città immortale.

Il contributo di partecipazione è di € 60 a persona. Il corso verrà attivato con un minimo di 8 partecipanti.

Per informazioni e iscrizioni contattare l’associazione Villeggiare all’indirizzo info@villeggiare.org oppure il 3246015920

Un uomo singolare

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Nel sestiere di San Marco, nell’intrico di calli che conducono alla grande piazza, si trova il Campo San Zulian con l’omonima chiesa. Il campo è piccolo, gli edifici sono ammassati e la facciata risulta nascosta alla vista. Facciata che costituisce quasi la rappresentazione marmorea di un trattato di architettura classica. E’ opera di Jacopo Sansovino, che iscrive nella pietra tutta la sapienza pratica di un uomo che ha cercato per tutta la vita di riportare alla luce i principi architettonici di Vitruvio, il principe degli architetti romani. Archi, lesene, colonne compongono un mosaico che si innalza verso il cielo in composta armonia fino a culminare  nella cornice triangolare del timpano.

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Il finanziatore dell’impresa, nonché uno dei migliori amici  di Sansovino a Venezia è ritratto al di sopra del portale d’ingresso in una scultura bronzea di Alessandro Vittoria che accompagna i rilievi marmorei della facciata. Il suo nome è Tommaso Giannotti, poi conosciuto con il cognome di Rangoni. Umanista, filosofo, medico, astrologo, erede della tradizione aristotelica padovana e allievo diretto di Pietro Pomponazzi, Rangoni divenne un professionista stimato e ricco, conosciuto nei circoli politici e culturali più importanti del suo tempo.

La raffigurazione diretta sulla facciata di una chiesa è cosa rara, soprattutto in una città come Venezia che rifuggiva i personalismi, ma a San Giuliano il committente si fa ritrarre accompagnato da un’iscrizione che data il momento chiave del suo intervento nell’architettura della chiesa con riferimento alla data della creazione del mondo. L’atto di creazione artistica viene dunque in qualche modo paragonato all’atto della Creazione con la maiuscola, senza specificazione.

Le caratteristiche di Rangoni espresse nel ritratto di San Giuliano: la cultura, il gusto raffinato per gli artisti portatori di novità e un accentuato protagonismo si trovano anche nel suo secondo contributo importante alla storia dell’arte veneziana. Nel 1562 il nostro fu nominato “cavaliere di san Marco” e Guardian Grando della scuola del Santo e commissionò a Tintoretto tre quadri raffiguranti i miracoli di san Marco ad Alessandria, il trafugamento del suo corpo da parte dei mercanti veneziani e il miracolo del salvataggio del saraceno durante la traversata verso l’Italia. (nella foto)4mark

I tre quadri suscitarono numerose polemiche perchè il Rangoni aveva preso accordi con l’artista per essere ritratto in posizione preminente in ognuna delle tre tele. I confratelli non apprezzarono questa ennesima scelta personalistica dell’uomo che già aveva cercato di posizionare un proprio busto di bronzo sulla facciata quattrocentesca della Scuola (nella foto in basso) e alla fine del suo mandato rimandarono le tele a casa del committente, che però le rifiutò. A risolvere la situazione fu Tintoretto che si dichiarò disposto a ritoccare le opere eliminando i ritratti, così le tele furono collocate nella Scuola fino alla soppressione napoleonica della stessa e alla sua trasformazione in Ospedale Civile, quando i quadri furono trasportati alla Pinacoteca di Brera a Milano (i miracoli di san Marco) e alle Gallerie dell’Accademia (il trafugamento del corpo e il salvataggio del saraceno).Venezia_-_Ospedale_-_Foto_G._Dall'Orto,_2_lug_2006_-_03

Corsi Autunnali – prima parte

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Anche per la stagione autunnale 2014 sono in programma diversi corsi, incominciamo dunque a segnalarvi le prime iniziative, che coinvolgeranno, a partire da ottobre, le zone di Cadoneghe ed Este.

L’ARTE E LA GRANDE GUERRA : Un corso per analizzare, nel centenario della Grande Guerra, gli effetti che questa ha avuto sul mondo dell’arte. Il corso avrà luogo in 6 incontri che si terranno ogni giovedì dal 16 ottobre al 20 novembre 2014 dalle ore 20.30 alle ore 22.00 presso la sala “Italo Calvino” a Cadoneghe (PD).
Il contributo per la partecipazione è di 40 euro, al raggiungimento dei 15 partecipanti, la quota sarà portata a 30 euro.

Scarica il volantino: Arte e Grande Guerra

IL CLASSICO. UN PERCORSO TRA ARTE ANTICA E MEDIOEVO: A partire dai canoni antichi – primo fra tutti il canone di Policleto, che ha informato le opere del periodo Classico greco, ispirando anche ricerche sul modulo architettonico, si seguirà lo sviluppo della teoria estetica e la sua ripresa in vesti rinnovate durante le varie “rinascenze” dell’età medievale.
Il corso, frutto della collaborazione fra le Associazioni Fantalica e Villeggiare, costituisce il primo momento di DIDARTES, un percorso formativo ad ampio respiro che per il 2014/2015 si articolerà in diversi corsi che ruoteranno intorno al tema Classico/Contemporaneo. La presenza dell’antico nella cultura occidentale. Sarà articolato in 5 incontri, che si svolgeranno ogni martedì alle 20.30, dal 14 ottobre all’11 novembre 2014 presso la Casa delle Arti, via dell’Atleta, 1 a ESTE (PD).

Il contributo di partecipazione è pari a € 60, più € 10 di quota associativa a Fantalica.
Serata di presentazione gratuita (su prenotazione): presso la Casa delle Arti, martedì 30
settembre, ore 19.

Scarica il volantino: Classico

Per novembre sono in programma nuove iniziative a Padova e Mirano, continuate a seguirci.

Perché “vedere Venezia”?

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Se osserviamo le discussioni su giornali e media in genere sulla cultura e sui sistemi di esposizione notiamo che, specie negli ultimi tempi, essa si concentra sul sistema delle Soprintendenze e dei musei.

Si parla spesso di gestione aziendale dei beni culturali, del loro marketing, e poi, nella stessa frase, si dice che bisogna rifarsi ad un modello (inglese, francese, tedesco, a seconda di chi parla). Domandiamoci però una cosa: è così che deve funzionare? Se seguiamo un corso di marketing, anche semplice, viene spiegata una cosa: un prodotto si differenzia sul mercato sfruttando i propri punti di forza, le proprie peculiarità, la propria identità. Qual è l’identità italiana? Se andate a visitare una capitale straniera, specialmente nel nord dell’Europa, sarete inevitabilmente attirati nei grandi musei o in specifici monumenti identitari che costituiscono un simbolo della città o della nazione che li ospita.

Trasportiamo il modello in Italia e a Venezia e ci diremo che dobbiamo vedere Piazza San Marco o le Gallerie dell’Accademia. Eppure se ci muovessimo per Venezia con il solo scopo di visitare quei luoghi, ci mancherebbe qualcosa. Non ci si può muovere per una città con ponti e canali come ci si muove per una città che usa la metropolitana. Venezia è una città che aborre la linea retta, per andare dal punto A al punto B ci sono molte strade, e quella che sembra più breve molto spesso si interrompe. Palazzo Mastelli in Venedig

Tuttavia è proprio la non-linearità che costituisce il bello. Trovarsi di fronte l’inaspettato, lo sconosciuto, o forse semplicemente qualcosa che ha una storia propria e personale da raccontare e condividere. L’Italia si distingue dalle altre nazioni europee per essere stata a lungo un luogo di incontri e di scambi, di formazione di idee nuove e assolutamente non monolitiche e Venezia è qualcosa di unico proprio in questo: un luogo che muta continuamente nel tempo: una città con origini leggendarie, poi un pezzo di Oriente, poi città fantastica nelle sculture di Tullio Lombardo e nelle invenzioni pittoriche di Carpacciocarpaccio_029_vita_santo_stefano_1514, poi nuova Costantinopoli e terza Roma per Sansovino, poi invenzione barocca e infine splendore rococò nei sogni di Giambattista Tiepolo, che la vide, forse, come madre del futuro. Un futuro che continua a vivere nella città viva e scrostata di Giacomo Favretto Traghetto_della_Maddalena_500x290

O ancora le sincopate sinfonie di Luigi Nono, così adatte ad una città in continuo mutamento.

La nostra Associazione nasce con lo scopo di indicare e accompagnare le persone alla scoperta degli angoli, delle storie che essi raccontano, come viaggio alla scoperta di se stessi, della propria ricchezza culturale, delle possibilità di scoperta che ognuno di noi ha nella propria vita.

Venezia, il Veneto e poi, chissà, l’Italia e oltre sono il luogo ideale per questo viaggio: un crogiolo alchemico di storie e Storia che si riflettono nel territorio, anzi lo plasmano e costruiscono come luogo della vita per l’uomo. Per iniziare questo percorso, nell’autunno 2014 proponiamo quattro visite guidate a quattro chiese di Venezia, intese proprio come scrigni di storia, luoghi in cui l’esperienza umana ha costruito qualcosa di unico, che merita di essere ammirato e compreso per essere, per quanto possibile, costruito sotto nuove forme. Una Venezia scoperta rigorosamente a piedi, con tempi lunghi, per guardarsi intorno e approfondire il più possibile gli argomenti e le curiosità. Per chi fosse interessato a partecipare, pubblichiamo il volantino.

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