Preziosità adriatiche

dsc_0746Nel lungo flusso di traffico della Statale Romea che unisce Venezia a Ravenna, in quell’immensa distesa formata dal Delta del Po, appare improvviso un alto campanile che svetta verso il cielo aprendosi sempre più verso l’alto in aperture che permettono di vedere la terra che si estende intorno ad esso e il cielo che spazia infinito. E’ questo il segno più immediato dell’antica abbazia di Pomposa, fondata da monaci benedettini provenienti da San Colombano di Bobbio nel VI – VII secolo in quella che allora era una vera e propria isola tra due rami del Po, luogo ideale di ritiro e di preghiera. Nelle lunghe traversie del Medioevo l’abbazia prosperò come luogo di cultura e come possidente terriero, accogliendo fondi e donazioni da tutta Italia, e nel corso dei secoli la piccola comunità monastica si ingrandì e costruì una chiesa più adatta alle proprie esigenze. L’attuale chiesa basilicale di Santa Maria fu costruita intorno al 1000, e circa un secolo dopo il Maestro Mazullo vi aggiunse un ricco portico di entrata (nartece in termine bizantino) che richiamasse le ricche chiese di Ravenna e di Costantinopoli.dsc_0747

Per quanto legato, nella sua interezza, alla semplicità romanica il nartece si richiama ad un gusto orientale per gli inserti decorativi in marmi pregiati che formano un ricco serraglio di pietra in cui vivono animali degni di una corte imperiale.

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L’interno della chiesa costituisce un’ulteriore sorpresa per la ricchezza della decorazione e soprattutto per la sua varietà e complessità. La sontuosità dell’abbazia nel pieno Medioevo è immediatamente testimoniata dal pavimento cosmatesco, realizzato anch’esso tra l’XI e il XII secolo, al momento dell’edificazione della chiesa.

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Più tarda è invece la sconvolgente decorazione a fresco, opera probabilmente della bottega di Vitale da Bologna, emulo e studioso della pittura di Giotto (nel cantiere di Pomposa, intorno al 1350, ebbe forse occasione di incontrare Pietro da Rimini, allievo diretto del grande maestro toscano che operava invece nel refettorio).

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Il ciclo pittorico di Vitale costituisce quasi un unicum nella storia della pittura per la sua complessità iconografica: si tratta di uno dei pochi cicli pittorici che abbracciano per intero l’arco della storia biblica, affrontando soggetti legati all’Antico Testamento, al Nuovo Testamento e infine all’Apocalisse. Raramente nella storia dell’arte si è tentato di costruire una sintesi grafica di questi tre elementi della storia sacra; probabilmente il primo a tentare di realizzare un ciclo così complesso – perché richiede una grande erudizione legata alla capacità immaginativa di concepire un insieme tanto articolato – fu proprio il maestro Giotto, che dipinse un grande ciclo ora perduto, se non per pochissimi frammenti, in Santa Chiara a Napoli. La grande realizzazione di Vitale da Bologna, che si situa intorno alla metà del XIV secolo precede di circa 30 anni il terzo tentativo di realizzare una grande storia biblica, quello di Giusto de’ Menabuoi nel Battistero del Duomo di Padova.

Ciò che differenzia il ciclo di Pomposa dagli altri due è l’ambiente della committenza, almeno ad un primo sguardo: si tratta infatti in questo caso di un luogo esclusivamente religioso, monastico in particolare, mentre Giotto lavorava per il re di Napoli, Roberto d’Angiò e Giusto per Fina Buzzaccarini, moglie di Francesco il Vecchio da Carrara signore di Padova.  La suddivisione del tempo biblico in tre momenti distinti (Antico Patto, Nuovo Patto, Tempi Finali) si richiama alla visione ternaria della storia prospettata dal profeta calabrese Gioacchino da Fiore (1130-1202), che vedeva la necessità di un grande cambiamento nella religione e nella politica, che avrebbero aperto una nuova era, l’età dello Spirito Santo in cui tutti i rapporti tra Dio e gli uomini, che nella mente medievale avvenivano attraverso la Chiesa e l’Impero, sarebbero cambiati. Molti videro nell’arrivo di san Francesco d’Assisi il segno materiale che una nuova era religiosa era iniziata, ma Gioacchino aveva previsto anche l’arrivo di un “imperatore angelico” che avrebbe condotto il mondo in una nuova era e probabilmente sia Roberto di Napoli che Francesco da Carrara miravano a identificarsi in quella figura quando commissionarono a Giotto e a Giusto de’Menabuoi i loro cicli pittorici.

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Ciclo dell’Apocalisse, la Donna vestita di Sole (simbolo della Chiesa) minacciata dalla Bestia

A Pomposa, invece, la prospettiva è diversa, probabilmente influenzata da una visione esclusivamente ecclesiastica, in un periodo in cui la Chiesa viveva gli ultimi momenti della cattività avignonese e affrontava le prime esperienze di riforma che per almeno altri due secoli avrebbero portato una grande attività spirituale all’interno dell’apparato ecclesiastico.

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Il ciclo si conclude idealmente con un Giudizio Universale in cui quasi tutti i personaggi coinvolti sono ecclesiastici e in cui appare fondamentale per entrare nel regno dei cieli l’intermediazione di san Guido, abate pomposiano, che accoglie le anime rivestito del suo saio benedettino.

Completano il percorso di visita all’antica abbazia la ricchissima sala capitolare, luogo di riunione dei monaci, con affreschi chiaramente di ambito giottesco, probabilmente bolognese, in cui una intensa Crocifissione è circondata dalle figure a monocromo di santi e profeti.

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Sala Capitolare, profeti

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Sala Capitolare, Crocifissione

 

Il Museo dell’Abbazia raccoglie tutto il materiale recuperato che probabilmente componeva la decorazione della chiesa prima dell’intervento di Vitale da Bologna.

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Inserisci una didascalia

Infine il refettorio era impreziosito da affreschi dei discepoli riminesi di Giotto, probabilmente guidati da Pietro da Rimini, che fondono le influenze del maestro in un’atmosfera che anticipa già il pieno rinascimento.

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Refettorio, Ultima Cena

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Refettorio, decorazione

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