Felice Casorati: l’attesa

Si svolge da qualche tempo ai Musei Civici di Padova, e continua fino al 10 gennaio, la mostra “la giovinezza di Casorati”. La mostra cerca di collocare l’artista, o meglio di contestualizzarlo nell’ambiente artistico di inizio Novecento a Padova, o meglio tra Padova e Venezia. Un ambiente caratterizzato dalla presenza (saltuaria) del giovane Umberto Boccioni, dagli inizi della carriera satirica di Ugo Valeri e dalla presenza di un abile decoratore liberty come G. Vianello, che viene in qualche modo presentato come “il maestro” di Casorati. In quegli anni a Padova il liberty godeva un momento d’oro con il grande progetto di Vianello per la sede della Cassa di Risparmio in Corso Garibaldi, la presenza di Achille Casanova a Sant’Antonio e di Cesare Laurenti all’albergo dello Storione.

Casorati è però artista particolare, schivo, e dotato di una sicurezza nei propri mezzi intellettuali che lo porta a rifiutare qualsiasi influenza esterna.

Una fonte di approfondimento non ricercata nella mostra è la comparazione con la grande arte veneziana del passato, in particolare un dipinto di Carpaccio sembra aver colpito Casorati, come vediamo in una serie di confronti.

Al di là delle differenze di soggetti e di stile, quello che rimane nel corso degli anni è l’atmosfera di profonda malinconia, quella che Casorati descriveva in una lettera all’amico Camillo Bellisai: “io ho voluto ritrarre la vita di quelle signorine nobili e ricche che crescono tra la seta e il velluto con i cagnolini preziosi per amici e nell’animo un ardente desiderio di aria di sole di amore…”.

E’ la visione di un modello, in cui l’artista coglie delle sensazioni che poi continua a trasmettere come uno dei temi fondamentali della sua pittura, la sensazione della fine di un modello di educazione, che non è riservato forse solo alle signorine di buona famiglia, ma a tutta una società che attende qualcosa di diverso “un ardente desiderio di aria, di sole  di amore”.

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