Arte e potere – il primo Trecento

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Simone Martini, Maestà, Siena Palazzo Pubblico, nella Vergine e nei santi che la circondano si rispecchiano la città di Siena e le sue magistrature collegiali

Agli inizi del Trecento l’arte si impone come strumento di comunicazione alle masse, da parte di un’elite che non è più ristretta nella sua cerchia, ma che nelle istituzioni comunali ha imparato ad aprirsi a fette più ampie della popolazione.

Una delle prime riflessioni diventa quindi la riflessione su come il governo possa influire sulla vita degli uomini: a Padova, nella Cappella degli Scrovegni, l’Ingiustizia appare come il principio di tutti i vizi e la leggenda vuole che abbia il volto di Ezzelino III da Romano, il Tiranno per eccellenza nel Veneto medievale. Nella quasi contemporanea opera di Ambrogio Lorenzetti per il Palazzo Pubblico di Siena, il Malgoverno è protagonista di un’intera, nefasta, parete: seduto su un trono tiraneggia la popolazione e il suo aspetto è quello di un demonio. In Giotto questa idea è già presente, il Tiranno è un gigante al confronto delle piccole figure ai suoi piedi.

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Tuttavia sia a Padova che a Siena è presente la controimmagine positiva, la Giustizia o il Buongoverno i cui effetti positivi rendono la città e le campagne circostanti luoghi piacevoli, sereni e belli da vivere. Sono immagini dell’armonia universale portata sulla terra, per questo un governante che non conosca i ritmi del cielo sarà sempre un tiranno.

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