Piccola storia della pittura in Veneto – II Guariento e l’arte elegante

arpo3Poco si sa dell’origine di Guariento d’Arpo, pochissime sono le informazioni che circondano questo nome a volte difficile da ricordare. Arpo era il patronimico, il nome del padre, che si accompagna ad una probabile nascita a Piove di Sacco o nelle immediate vicinanze intorno al 1310.

Non si sa esattamente quando arrivò a Padova e quali studi compì in una città in cui, dal punto di vista pittorico, il gusto imperante era quello dei giotteschi, che molto spesso non facevano altro che riproporre in modo pedissequo le forme del grande maestro fiorentino.

D’altra parte, quegli anni venti del Quattordicesimo secolo erano particolarmente difficili per Padova: Cangrande della Scala, signore di Verona, era un nemico assiduo quanto pericoloso, e aveva spinto i maggiorenti del Comune ad affidarsi ai Carraresi perchè guidassero la città superando le divisioni interne che ormai apparivano insuperabili. Tuttavia fu solo il terzo dei Carraresi, Marsilio, e ancor più con il suo erede Ubertino, salito al potere nel 1338, che la dinastia riuscì ad avere un potere effettivo sulla città.

Torre-Orologio-Piazza-Signori-Padova-Foto-101Fu proprio Ubertino a iniziare la costruzione della grande “reggia” carrarese, il cui segno caratteristico divenne ben presto il grande orologio astrologico di Giovanni Dondi, installato sulla torre principale, che ancora domina la Piazza dei Signori. E’ proprio nella grande reggia che Guariento fa il suo debutto come “pittore di corte” affrescando diverse sale dell’immenso edificio, che fu in gran parte abbattuto nel Cinquecento. La pittura di Guariento si distingue per i temi trattati, adatti ad una corte ricca e colta come quella carrarese. Sua, ad esempio, era la prima decorazione della Sala dei Giganti, una raccolta di ritratti dei grandi spiriti dell’umanità, sia antichi che contemporanei, in una vera e propria anticipazione visiva del concetto più pieno di Rinascimento.

21_sala_adunanze_(cappella)Quel che rimane dell’opera di Guariento all’interno della Reggia è la decorazione della Cappella, rimasta frammentaria, ma visibile all’interno dell’attuale Accademia Galileiana. Il programma iconografico era ricco e complesso, con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento che si univano a formare un tutt’uno che unisse la storia della salvezza dell’umanità alla storia carrarese. Nella cupola poi erano collocate le tavole con le rappresentazioni delle nove gerarchie angeliche, che costituiscono la più famosa opera di Gueriento e ci mostrano il lavoro di un pittore colto e pieno di inventiva, che non si limita a riproporre pedissequamente le vecchie iconografie (che troviamo ad esempio nel Battistero di San Marco a Venezia), ma le arricchisce e completa per caratterizzare accuratamente i diversi ordini angelici.

Guariento 1985Guariento è un pittore colto e raffinato, rappresenta al meglio una città nota per la sua università e per gli studi sia umanistici che scientifici, la sua lingua è quella ormai internazionale del gotico cortese, che si diffonde in tutta europa, con i suoi ori e le sue figure eleganti, che sembrano sempre declamare le raffinate liriche di Petrarca, che fu “collega” di Guariento alla corte carrarese.

E’ una lingua che il pittore utilizza anche nell’abside della chiesa degli Eremitani, dove dipinse le storie di sant’Agostino e dei santi Filippo e Giacomo, accompagnate da colte e misteriose raffigurazioni dei pianeti del sistema solare.

Altrettanto raffinato è il lavoro che compì a Venezia, dove fu chiamato nel 1365 dal Doge Marco Corner per dipingere un’ Incoronazione della Vergine  per la sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. L’affresco costituiva la celebrazione massima del potere veneziano, si trovava alle spalle del Doge quando questi sedeva in consiglio con l’intera nobiltà e rappresentava, nella simbologia veneziana, la massima onorificenza per la città lagunare, che si rispecchiava nella Vergine Maria ascesa al cielo  e onorata dal consesso celeste. L’affresco di Guariento fu semi distrutto da un incendio alla fine del Cinquecento e sostituito dall’immensa tela con lo stesso soggetto dipinta da Tintoretto, a testimonianza dell’importanza di quel soggetto in quel luogo, che a sua volta ci ricorda la grandezza della fama raggiunta dall’elegante Guariento.

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Ciò che resta del Paradiso di Guariento in Palazzo Ducale

8 chiese per Venezia

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Cima da Conegliano, incredulità di Tommaso con il vescovo Magno, Gallerie dell’Accademia (1492)

Vuole la leggenda che Magno, vescovo di Oderzo, fuggisse dalla città in seguito all’invasione longobarda nel 638 dopo Cristo per fondare una nuova città sicura nella laguna a cui diede nome Eraclea e in cui trasferì la sede del suo vescovado. Così facendo, si trovò ad evangelizzare anche gli abitati corrispondenti all’attuale perimetro urbano di Venezia.

Il vescovo visitò le diverse comunità, che pare avessero già una loro guida spirituale: la leggenda vuole che la fondazione di Venezia coincida con la consacrazione della chiesa di San Giacometto a Rialto il 25 marzo del  421 dopo Cristo. Nel suo viaggio fra le isole della laguna, Magno ebbe otto visioni di santi in luoghi particolari che lo spinsero a gettare le fondamenta di altrettante chiese, che divennero così il nucleo di una nuova “città santa”.

Molte di queste chiese si trovano nell’area che sarà il cuore della città:  San Salvador, Santa Maria Formosa, San Giovanni in Bragora, San Zaccaria, Santi Apostoli e Santa Giustina (l’unica delle fondazioni di Magno a non essere più una chiesa aperta al culto, è attualmente sede del liceo scientifico Benedetti). Queste sei chiese sorgono tutte intorno al nucleo centrale Rialto – San Marco, che diventerà lentamente il cuore della Venezia medievale, con il trasferimento del corpo di San Marco e la fondazione della basilica nel IX secolo e successivamente con il grande restyiling urbanistico operato dal doge Pietro Ziani (1205 – 1229), che segnò il proprio ruolo di nuovo fondatore di Venezia (entrò significativamente in carica dopo la Crociata del 1204) proprio traslando il corpo di Magno da Eraclea alla chiesa di San Geremia (il corpo tornò ad Eraclea nel XX secolo).

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La facciata di San Giovanni in Bragora. La chiesa sorgeva in terreno paludoso (Bragora)

 

In posizione eccentrica, invece, il vescovo fondò la chiesa dell’Anzolo Raffaele e quella che sarebbe stata la prima sede vescovile e patriarcale di Venezia, San Pietro di Castello.

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San Pietro di Castello

 

Questa situazione ci dà un’idea della Venezia delle origini, raccolta intorno al sicuro “Rivus Altus”, ma già propensa ad un’espansione in tutta l’area che vedrà nascere la città medievale e moderna.

Significativa è anche l’intitolazione di una delle chiese a Santa Giustina, che era la titolare di quella che nel periodo tardo antico era la più importante e prestigiosa chiesa di Padova, città che nel 601 era stata, vogliono le cronache, completamente rasa al suolo dai Longobardi di Agilulfo. Questo dato ci mostra come fosse importante, allora, segnare un legame di discendenza diretta fra Padova e Venezia.

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L’ex-chiesa di Santa Giustina a Venezia

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Il sacello di Opilione, ciò che resta della prima Basilica di Santa Giustina a Padova