Piccola storia della pittura in Veneto: Giotto

giottoScrovegni“Credette Cimabue ne la pittura/ tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,/si che la fama di colui è scura. ” (Dante, Purgatorio, XI, 94-96)

Se consideriamo Giotto il capostipite della pittura “moderna” dobbiamo considerare al tempo stesso particolarmente importante l’esperienza padovana del pittore come il punto fondamentale di svolta della sua carriera.

Giotto si afferma nel mondo della pittura intorno al 1290 quando partecipa alla grande impresa collettiva della sua epoca: la decorazione della grande basilica francescana di Assisi. Completata intorno al 1250, la chiesa di San Francesco è una sorta di simbolo dei tempi che cambiano, con la sua costruzione viene anche inaugurato un nuovo stile architettonico, che prende il nome dagli ordini mendicanti, nati nella prima metà del Tredicesimo secolo al seguito di personalità carismatiche come Francesco e Domenico. Si tratta di un nuovo tipo di chiese, adatte ad accogliere un gran numero di fedeli, che devono tutti essere in grado di ascoltare i sermoni dei predicatori, ma al tempo stesso devono essere circondati da immagini edificanti che facciano da eco a quelle parole.

Assisi bas sup_001_FotoCiolLa basilica di Assisi è il simbolo più evidente di una chiesa che vuole rinnovarsi e aprirsi a strati sempre più ampi di popolazione, ed è la stessa Curia papale a mettersi in gioco allestendo una vera e propria “squadra” con i migliori artisti del tempo per la decorazione della basilica assisiate. Vengono dunque ingaggiati i migliori pittori romani del tempo, Jacopo Torriani, Filippo Rusuti e soprattutto Pietro Cavallini, singolare maestro capace di eccellere sia nella realizzazione di mosaici che nell’affresco.

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Pietro Cavallini, Giudizio Universale, Roma, Santa Cecilia.

Giotto e il suo maestro Cimabue, fiorentini che si trovavano a Roma proprio per aggiornarsi confrontandosi con questi maestri vengono anche loro convocati al cantiere. A questi artisti si unisce molto probabilmente anche il poliedrico Arnolfo di Cambio, vero genio artistico capace di eccellere sia nell’architettura che nella scultura che nella pittura.

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Arnolfo di Cambio e Nicola Pisano. Perugia, Fontana Maggiore

Se quello di Assisi fu un lavoro di equipe a cui Giotto partecipò di fatto come apprendista che imparava una nuova “maniera” pittorica (per dirla alla Vasari), fu a Padova che l’artista diede per la prima volta prova di aver superato tutti i maestri che lo avevano preceduto, dando così modo a Dante di celebrarlo come il migliore fra i pittori viventi.

Giotto giunse a Padova ancora una volta dietro invito dell’ordine francescano, che lo convocò per decorare alcuni ambienti all’interno della Basilica di Sant’Antonio. Di questo lavoro purtroppo rimangono pochi frammenti, ma è la commissione successiva a rimanere nella storia. Si dice che Enrico Scrovegni volesse costruire una cappella dedicata alla Vergine come espiazione per i peccati del padre Reginaldo, noto usuraio. Definizione difficile. Difficile definire il concetto di “usura” in una società in cui stanno comparendo i primi banchieri che noi definiremmo “privati”. Così come per noi è difficile comprendere i meccanismi che costituivano le basi della società medievale.

imagesEnrico Scrovegni era sicuramente un uomo colto, aggiornato sulle ultime novità in campo artistico e teologico, tanto che oltre a Giotto, convoca a lavorare per lui anche il più grande scultore del tempo, Giovanni Pisano (nella foto, qui di fianco).

chris20Il lavoro di Giotto è una fusione di realismo, come si evince soprattutto dalle scene di compianto del Cristo, in cui gli angeli mostrano l’intera gamma delle espressioni di dolore, così come umanissimo è il dolore delle madri che piangono la morte dei figli nella strage degli innocenti.

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Strage degli innocenti, per la prima volta nella storia dell’arte, compare una lacrima…

O tenerissimo è il bacio fra i due anziani innamorati, Anna e Gioacchino, i genitori di Maria, che si incontrano dopo essere stati lontani per mesi.

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Così come umanissima è la resa della nascita di Maria, in cui vediamo descritti con precisione assoluta i primi momenti di vita della neonata, a cui la levatrice schiaccia il naso per aiutarla a respirare.

Questa nascita umana è contrapposta alla natività di Cristo, che dimostra subito la sua eccezionalità in quanto Giotto lo rappresenta subito come attento alla realtà circostante, in un modo che non ha nulla di umano, ma è segno di perfezione ultraterrena.

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Nascita di Maria, particolare

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Natività di Gesù, particolare

Per saperne di più su questi e altri particolari, Villeggiare sta organizzando una visita guidata alla Cappella degli Scrovegni per il 16 maggio 2015. Per maggiori informazioni contattateci a: info@villeggiare.org

L’Abbazia di Praglia

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Uscendo da Padova in direzione sud-ovest verso i Colli Euganei ,dopo poco più di dieci km, in località Teolo si incontra l’imponente mole dell’Abbazia di Praglia.

L’abbazia, ancora immersa nel verde delle svariate coltivazioni curate dai monaci benedettini ha ormai una storia lunga quasi un millennio. Pare infatti sia stata fondata intorno al 1080, in un momento storico in cui, cessate le incursioni degli Ungari e rafforzato il potere delle famiglie nobili circostanti, il territorio padovano cominciava finalmente a uscire dalla lunga crisi che lo aveva investito con la distruzione della città capoluogo ad opera dei Longobardi nel 601 d. C.

E’ intorno all’anno 1000 che i monaci benedettini si stanziano a Padova, dapprima nella grande area di Santa Giustina, che allora era al di fuori delle mura cittadine, poi nel territorio, dove stabiliscono numerose “corti”, ad esempio a Correzzola e Candiana e poi lungo il corso dell’Adige. Le corti sono delle enormi aziende agricole, destinate a bonificare un territorio che secoli di incuria avevano reso spesso incolto, un vero e proprio coacervo di paludi e boschi non coltivabili. Il ruolo dei monaci benedettini, caratterizzati dalla loro regola “ora et labora”, prega e fatica, diventano grandi organizzatori e trasformano lentamente queste zone improduttive in terreni arativi e frutteti e intorno ai loro monasteri si sviluppano e ingrandiscono sempre di più nuove comunità rurali che diventeranno i paesi che ancora abitiamo oggi.

1239738_443340819119216_824714906_nNaturalmente questa grande attività di imprenditorialità agricola portava anche potere e grande liquidità nelle casse dei monaci, che poterono così finanziare a Praglia (nome che pare ricordi i grandi prati dei monaci) una delle più belle biblioteche dell’Italia settentrionale, il cui soffitto ha la caratteristica forma ottagonale che ricorda come sia necessario lavorare incessantemente per 6 giorni, dedicare il settimo al riposo e infine “resuscitare” l’ottavo per ricominciare un nuovo compito.

??????????Stupendo è poi il grande chiostro pensile, che si trova come sospeso al primo piano del complesso abbaziale e costituisce il luogo di meditazione principale per i monaci, esso fu concepito e realizzato dalla grande bottega di scultori/architetti veneziani dei Lombardo fra Quattro e Cinquecento.

 

 

Anche la grande chiesa abbaziale, dedicata alla Vergine, è stata progettata dai Lombardo nello stesso periodo ed è stata poi completata da Andrea Moroni, Essa conserva nell’abside una splendida e potente Resurrezione, affresco opera  del più grande pittore manierista padovano Domenico Campagnola.

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A tutt’oggi la grande abbazia continua a produrre libri miniati (è sede di un importantissimo centro di restauro) e ad offrire ai suoi visitatori prodotti di erboristeria con quanto viene coltivato dai monaci che ancora seguono l’antica regola di san Benedetto.

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