Un uomo singolare

Venezia_-_Jacopo_Sansovino,_San_Zulian_(1555)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007_-_09_-_Statua_Tommaso_Rangone_-1554-

Nel sestiere di San Marco, nell’intrico di calli che conducono alla grande piazza, si trova il Campo San Zulian con l’omonima chiesa. Il campo è piccolo, gli edifici sono ammassati e la facciata risulta nascosta alla vista. Facciata che costituisce quasi la rappresentazione marmorea di un trattato di architettura classica. E’ opera di Jacopo Sansovino, che iscrive nella pietra tutta la sapienza pratica di un uomo che ha cercato per tutta la vita di riportare alla luce i principi architettonici di Vitruvio, il principe degli architetti romani. Archi, lesene, colonne compongono un mosaico che si innalza verso il cielo in composta armonia fino a culminare  nella cornice triangolare del timpano.

Venezia_-_Jacopo_Sansovino,_San_Zulian_(1555)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007_-_03

Il finanziatore dell’impresa, nonché uno dei migliori amici  di Sansovino a Venezia è ritratto al di sopra del portale d’ingresso in una scultura bronzea di Alessandro Vittoria che accompagna i rilievi marmorei della facciata. Il suo nome è Tommaso Giannotti, poi conosciuto con il cognome di Rangoni. Umanista, filosofo, medico, astrologo, erede della tradizione aristotelica padovana e allievo diretto di Pietro Pomponazzi, Rangoni divenne un professionista stimato e ricco, conosciuto nei circoli politici e culturali più importanti del suo tempo.

La raffigurazione diretta sulla facciata di una chiesa è cosa rara, soprattutto in una città come Venezia che rifuggiva i personalismi, ma a San Giuliano il committente si fa ritrarre accompagnato da un’iscrizione che data il momento chiave del suo intervento nell’architettura della chiesa con riferimento alla data della creazione del mondo. L’atto di creazione artistica viene dunque in qualche modo paragonato all’atto della Creazione con la maiuscola, senza specificazione.

Le caratteristiche di Rangoni espresse nel ritratto di San Giuliano: la cultura, il gusto raffinato per gli artisti portatori di novità e un accentuato protagonismo si trovano anche nel suo secondo contributo importante alla storia dell’arte veneziana. Nel 1562 il nostro fu nominato “cavaliere di san Marco” e Guardian Grando della scuola del Santo e commissionò a Tintoretto tre quadri raffiguranti i miracoli di san Marco ad Alessandria, il trafugamento del suo corpo da parte dei mercanti veneziani e il miracolo del salvataggio del saraceno durante la traversata verso l’Italia. (nella foto)4mark

I tre quadri suscitarono numerose polemiche perchè il Rangoni aveva preso accordi con l’artista per essere ritratto in posizione preminente in ognuna delle tre tele. I confratelli non apprezzarono questa ennesima scelta personalistica dell’uomo che già aveva cercato di posizionare un proprio busto di bronzo sulla facciata quattrocentesca della Scuola (nella foto in basso) e alla fine del suo mandato rimandarono le tele a casa del committente, che però le rifiutò. A risolvere la situazione fu Tintoretto che si dichiarò disposto a ritoccare le opere eliminando i ritratti, così le tele furono collocate nella Scuola fino alla soppressione napoleonica della stessa e alla sua trasformazione in Ospedale Civile, quando i quadri furono trasportati alla Pinacoteca di Brera a Milano (i miracoli di san Marco) e alle Gallerie dell’Accademia (il trafugamento del corpo e il salvataggio del saraceno).Venezia_-_Ospedale_-_Foto_G._Dall'Orto,_2_lug_2006_-_03

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