Recensioni: Henri Matisse, la figura.

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Abbiamo visitato la mostra “Matisse, la figura: la forza della linea, l’emozione del colore”, in corso a Ferrara a Palazzo dei Diamanti dal 22 febbraio al 15 giugno. Non diamo voti, espressi in pallini o stelline, perchè il giudizio va formato indipendentemente da ognuno, ma ci limitiamo a qualche considerazione sparsa.

Va detto, come introduzione, che qualsiasi mostra che si svolga a Palazzo dei Diamanti parte avvantaggiata dallo spazio espositivo, uno dei capolavori architettonici del Rinascimento italiano che fornisce stanze ampie e luminose con i soffitti ampi che consentono alle opere in mostra di avere sempre il giusto respiro e di non trovarsi soffocate. Anche l’allestimento è minimale e piacevole, nel senso che svolge completamente il suo lavoro: quello di non farsi notare e di lasciare spazio alle opere in mostra.

Il percorso comprende più di 100 opere e permette un viaggio completo nella vita e nell’opera dell’artista francese, dai suoi esordi divisionisti, seguendo la maniera di Cezanne, al periodo fauve (a cui appartiene lo splendido ritratto del compagno di esplorazione pittorica Andrè Derain, che riproduciamo qui di seguito), alle sperimentazioni cubiste e alle ricerche più estreme degli anni prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

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La mostra ha come scopo principale quello di esplorare il rapporto che, nell’opera di Matisse, hanno il colore e la linea. Il primo è la cifra stilistica che rende immediatamente riconoscibile l’artista di Le Cateau-Cambresis, esplode nelle opera nella sua purezza priva di sfumature, pronto a cogliere le vibrazioni della vita che il pittore coglie nella realtà fisica e vuole trasmettere al suo pubblico. La linea invece è il segno che permette di orientarsi in questa esplosione, ciò che guida l’occhio e fornisce una traccia sicura da seguire. Essa è il segno del lavoro dell’artista, che non è solo un tramite della natura esterna, ma la raccoglie e la lavora.

Proprio a indicare questa via la mostra fornisce un vasto campionario della produzione scultorea di Matisse, in cui anche la solidità del bronzo mostra spesso i segni di lavorazione tipici della creta, ad indicare il fatto che la figura è il frutto di una continua lavorazione e modellazione: un’interpretazione che arriva dalle mani di Matisse, che anche nella scultura cerca la perfezione della linea e la raggiunge forse nella splendida serpentina (qui sotto), ma successivamente continua a sperimentare.

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Oltre alle sculture, la mostra permette di esplorare la produzione grafica di Matisse, estremamente complessa e composita: si pensi che l’artista francese padroneggiava perfettamente tutte le tecniche di incisione. Ne emerge un Matisse diverso dalla percezione immediata, si comprende che dietro la splendida esplosione dei suoi colori si trovava una tecnica perfettamente padroneggiata e uno studio attento degli autori classici e contemporanei, oltre che delle opere “primitive” che costituivano continua fonte di ispirazione per gli artisti della “nuova guardia” europea come Matisse e Picasso.

Se è possibile fare un appunto alla mostra è forse proprio la mancanza di confronti con il lavoro degli artisti contemporanei che sicuramente influenzavano la ricerca artistica di Matisse e il suo lavoro, ma la scelta di concentrarsi esclusivamente sulla figura dell’artista francese è in ogni caso condivisibile perchè la mostra è affascinante.

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