Venezia fra mito e distruzione

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Venetiae. La città porta in latino un nome plurale, ad indicare come essa sia sorta dall’insieme delle diverse comunità che si trovavano sulle isole della laguna, tutte accomunate dall’appartenenza al popolo dei Veneti, antichi adoratori delle acque e del loro potere curativo, simboleggiato dalla dea Reitia, entità benigna che animava sia le calde sorgenti termali di Abano che le fresche acque dei torrenti montani che scivolano giù dalle Dolomiti bellunesi.

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Storia strana quella di Venezia, sempre in bilico fra divisione e comunione, una storia forse simboleggiata dall’iniziale conflitto fra Malamocco e Rialto; fra un’isola e la zona dove sarebbe sorto il primo ponte sul Canal Grande, che potrebbe essere preso ad ideale di unione.

Strana storia quella del Veneto medievale, o meglio normale storia di campanilismi e lotte, come se tutto il territorio non fosse che una laguna in cui si trovano tante isole separate, tanto che uno degli elementi fondamentali del paesaggio veneto, di cui ancora oggi i veneti vanno fieri rivendicandolo come parte fondante della loro tradizione, è la città murata. Simbolo esplicito di esclusione, di diffidenza dell’altro, che è qualcuno con cui è meglio annusarsi a distanza, meglio se da dietro la protezione di alcuni metri di pietra. Ed è in questo periodo storico che Venezia comincia ad imporsi come città distinta eppure superiore a quelle che condividono la scena con lei. Città senza mura, aperta al mondo dalla parte del mare, eppure al tempo stesso città le cui mura sono le più impenetrabili che si possano immaginare perchè sono fatte di un materiale indistruttibile, l’acqua.

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E Venezia metterà a frutto questo vantaggio, inghiottendo gli avversari uno dopo l’altro, sfruttando le loro divisioni ed inimicizie, contando sulla propria inattaccabilità e sulla possibilità di rifugiarsi sempre all’interno di quelle mura impenetrabili.

Venetiae assume un significato completo quando si entra nell’età moderna, con la completa identificazione del territorio abitato dai Veneti con quello occupato dalla città che porta il loro nome. Ed anche qui abbiamo la duplicità della situazione. Il territorio per la prima volta dai tempi di Roma si trova unificato, non più spezzettato in piccoli potentati e signorie insignificanti, ma non è solo unificato, è anche colonizzato dalle famiglie nobili veneziane, quelle che si erano arricchite a dismisura con il commercio nel Medioevo e, ora, decidono di accaparrarsi anche la nuova fonte di ricchezza, la terra.

E’ l’inizio del Quattrocento, per un secolo i nobili veneziani sentono di poter colonizzare e ricavare dalle terre, lasciandole sostanzialmente all’amministrazione di mezzadri, ma poi cambierà qualcosa. E il cambiamento arriverà con la guerra con la Lega di Cambrai e l’occupazione imperiale di gran parte del territorio. Molte città aprirono le porte alle truppe nemiche di Venezia, accogliendole come liberatori. La battaglia di Agnadello, il 14 maggio 1509, la più pesante sconfitta subita dagli eserciti veneziani nel corso della loro storia fu un vero e proprio colpo per la nobiltà veneziana, che vide i propri possedimenti in Terraferma conquistati e gli eserciti nemici accampati dall’altra parte della laguna. Fu visto come un segno dell’Apocalisse.

Un quadro di Bonifacio Veronese conservato alle gallerie dell’Accademia sembra adattarsi perfettamente alla situazione.

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La scena rappresenta l’episodio evangelico del povero Lazzaro e del ricco banchettatore, che badava solo a mangiare e a far baldoria pur avendo davanti a sè un mendicante che moriva di fame. Il ricco è rappresentato come un nobile veneziano dell’epoca, allietato dal suono di musica, circondato di belle dame e assolutamente indifferente alla povertà di Lazzaro.

Eppure sullo sfondo è presente la minaccia, il fuoco è alle porte del muro di cinta della villa del ricco, e i cavalieri che l’hanno appiccato sono già nel cortile, li vediamo entrare al galoppo nell’angolo in alto a sinistra del dipinto.

E’ un quadro contemporaneo alle commedie del Ruzzante, da questi due elementi continueremo la nostra analisi.

Continua…

IL TEMPO DELL’INQUIETUDINE – RINASCIMENTO VENETO

Corso di storia dell’arte

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Un viaggio tra le luci e ombre di una Venezia nei suoi secoli più attivi, quelli che hanno visto l’incessante competizione fra Giovanni Bellini e Andrea Mantegna, nutrita dal fascino dell’antico e dal sentimento dell’architettura maestosa e imponente.

E, poco più tardi, le prime incrinature, con l’esplosione del genio di Tiziano, l’inquietudine di Lorenzo Lotto, le infinite invenzioni di Tintoretto e Veronese, in una temperie artistica, di straordinario fervore, che apre un’avventura unica nella cultura figurativa italiana.

Un viaggio, dunque, tra le luci e le ombre di una Venezia in cui i mercanti diventavano proprietari terrieri, cercando faticosamente di costruire uno “stato da terra”, impresa che si serve degli strumenti dell’arte per la costruzione del “mito” di stato, creando parallelamente un linguaggio di completa libertà individuale e religiosa.

Il corso ha una durata di 8 lezioni (h. 21.00 – 22.30), ogni martedì, a partire dal 18 febbraio all’8 aprile 2014 e avrà luogo presso il Centro Comunale Presca, via Colombo 1, San Domenico di Selvazzano Dentro. Il costo del corso è di 36 euro.

Informazioni e Iscrizioni

Biblioteca Comunale, Via Cesarotti, 1 – Selvazzano Dentro

Tel. 049 8056470 Fax 0498059379

orario: mar/mer/ven/sab 09.00-13.00

dal lun al gio 14.30-19.00

E-mail: biblioteca@comune.selvazzano-dentro.pd.it

www.comune.selvazzano-dentro.pd.it